Chi
sa se i Lettori felicemente sposati sanno che - per
la lingua - sono uno sotto il giogo dell'altro? Coniugare,
che significa "congiungere", alla lettera
vale "legati allo stesso giogo". Il verbo
viene pari pari dal latino "coniugare" (legare
insieme), composto di "con" (da "cum")
e un derivato di "iugum" (giogo). Il giogo,
è utile ricordarlo, è uno strumento
di legno con il quale si... "congiungono"
e accoppiano assieme i buoi al lavoro. In senso metaforico
ha acquisito l'accezione di "schiavitù",
"soggezione", "servitù".
Gli antichi Romani chiamavano giogo, infatti, l'unione
di tre picche, delle quali due erano piantate in terra,
sormontate da una terza per traverso, formanti una
sorta di porta, molto bassa, sotto la quale facevano
passare, poi, nudi e chinati - per umiliazione - i
nemici sconfitti. Lo stesso verbo è stato in
seguito adoperato dai grammatici per "coniugare",
vale a dire per flettere il verbo nei tempi, nei modi,
nelle persone e nel numero. La coniugazione cos'è
se non la flessione del verbo secondo il tempo, il
modo, il numero e la persona?
* * *
Forse pochi sanno che il termine "mafia"
quando vide la luce non aveva il significato odierno
di "unione di persone di ogni grado, di ogni
professione, di ogni specie, le quali senza aver nessun
legame apparente, continuo e regolare, si trovano
sempre riunite per promuovere il reciproco interesse,
senza avere il minimo rispetto né per la legge
né per la morale". Vediamo la sua "cronistoria"
attraverso le parole di uno studioso, Gianfranco Lotti.
"Parola di oscura origine variamente interpretata.
Vi fu chi la ritenne affine al francese settentrionale
'mafler', 'mangiar molto', 'ingozzarsi' (a sua volta
derivato dall'olandese 'mafflen', 'masticare') e chi
la considerò proveniente dal toscano 'smàferi',
'sgherri'. Un missionario cappuccino, che si interessò
alla questione, vide in 'mafia' chiare connessioni
con tre vocaboli arabi: 'mohafat', difendere, 'hofuat',
la miglior parte di una cosa, e 'mohafi', amico riconoscente.
Anche altri cercarono nell'arabo la matrice, ma proposero
'mahefil', adunanza, luogo di convegno; oppure 'mahias',
millanteria. Capuana, in una conferenza ebbe a
chiarire: 'mafia una volta non voleva dire... associazione
di malfattori; e il mafioso non era un ladro, né
molto meno un brigante. L'aggettivo mafioso significava
qualcosa di grazioso e gentile... mafiosa veniva chiamata
una bella ragazza, mafioso qualunque oggetto che i
Francesi direbbero 'chic'... Oggi mafia e mafioso
non sono più niente di tutto questo' ".
* * *
Due parole due su un vocabolo omofono ma con distinti
significati: "para". Quello più conosciuto
- e, quindi, noto a tutti - è l'abbreviazione
del sostantivo francese "parachutiste",
paracadutista. Essendo un termine "accorciato"
nella forma plurale resta invariato come tutti i sostantivi
tronchi. Un altro significato, forse poco noto, è
"caucciù brasiliano molto
pregiato": scarpe con suola di para. Questo sostantivo
è rigorosamente femminile e altrettanto rigorosamente
solo singolare. Deve il nome a Parà, stato
brasiliano dove questa gomma è prodotta. Infine
si adopera come prefisso con distinti significati,
a seconda della sua "provenienza". Quando
proviene dal greco "para" serve a dare alla
parola cui è "attaccato" il concetto
di vicinanza nello spazio, affinità, somiglianza
o anche
contrapposizione: parastatale; paramilitare. I vocaboli
così composti, nella forma plurale, possono
o no variare la desinenza. Un buon vocabolario sarà
di aiuto in caso di dubbi. Quando, invece, "para"
viene dal latino "parare"
(riparare) aggiunge alla parola cui è anteposto
il significato di "rimedio",
"protezione": paracadute, parafulmini, paracalli,
paradenti. Il verbo "parare" di cui "para",
è un derivato, in questi casi veste la duplice...
veste di "scansare" e "proteggere".
Anche qui un vocabolario con la "V" maiuscola
sarà di aiuto per l'eventuale plurale.
* * *
E finiamo queste modeste noterelle con una considerazione
"linguistico-patriottica". Il verbo "eliminare"
che ricalca pari pari il latino valeva in origine
(e dovrebbe valere tuttora) "cacciare dalla soglia
di casa" (è composto, infatti, con "ex"
(da) e "limen" soglia). Fu introdotto nella
nostra lingua dai filosofi e dai matematici e dovrebbe
restare confinato in quelle scienze. Oggi, invece,
viene adoperato - come fanno i Francesi - nel significato
di "sopprimere", "rimuovere" e
simili. Non se ne abusi e tutte le volte che sia possibile
si ricorra ad un verbo "più appropriato".
C' è l'imbarazzo della scelta: scacciare; elidere;
allontanare; escludere; rimuovere; togliere di mezzo;
scartare; toglier via e simili. Perché "copiare"
i nostri cugini francesi?
Torna
all'indice
|