| Siamo
stati accusati di essere severamente critici nei confronti
dei così detti operatori dell’informazione
– giornalisti radiotelevisivi e della carta
stampata – perché a nostro modestissimo
avviso non rispettano (perché non le conoscono?)
le norme che regolano la nostra lingua e vanno, quindi,
“smarronando” di qua e di là “rovinando”
i lettori ‘poco avvezzi a cose di lingua’.
Rimandiamo al mittente queste accuse del tutto gratuite
e quale “prova” della veridicità
della nostra amara denuncia prendiamo due verbi e
un aggettivo non correttamente adoperati da buona
parte della stampa (e delle radiotelevisioni): decollare,
atterrare e junior.
Quante volte, dunque, leggete sui giornali e sentite
alla radio o in televisione frasi del tipo “l’aereo
è decollato ed è atterrato senza problemi”?
Bene. Anzi male, malissimo: i due verbi sono coniugati
in modo spudoratamente errato. Cominciamo con l’esaminare
il verbo “decollare” che in buona lingua
italiana ha un solo significato: “staccare il
collo”, vale a dire decapitare. Proviene, come
il solito, dal latino “de” (prefisso “allontanativo”)
e “collum” (collo); alla lettera, dunque,
vale “allontanare il collo”. Essendo transitivo
può essere tanto attivo quanto passivo: i vandali
‘decollano’ la statua; la statua è
stata ‘decollata’ dai vandali. Decollare,
nell’accezione di “involarsi”, “prendere
il volo” è, invece, un prestito dal francese
“décoller”, composto di “de”
(prefisso privativo) e “coller” (incollare),
tratto da “colle” (colla) e letteralmente
sta per “scollare”, “staccare la
colla”. Un velivolo, per tanto, quando “decolla”
stacca la colla (da terra, in senso figurato) e prende
il volo. C’è da dire, però, che
decollare nel significato di “involarsi”
è ormai entrato di diritto nel nostro vocabolario
ed essendo usato intransitivamente richiede –
come tutti i verbi intransitivi che indicano un moto
fine a sé stesso – l’ausiliare
avere: l’aereo ha decollato.
Identico discorso per il verbo atterrare, che ha due
distinti significati: “gettare a terra”
e “posarsi a terra”. Nel primo caso è
transitivo con forma sia attiva sia passiva: il portiere
atterra il centravanti; il centravanti è atterrato
dal portiere. Nel secondo caso è intransitivo
e in quanto tale – come decollare – richiede
l’ausiliare avere: l’aereo ha atterrato.
Non diamo ascolto, quindi, alle “malelingue”
radiotelevisive (e della carta stampata): diciamo
e scriviamo, correttamente, che l’aereo ‘ha’
decollato e ‘ha’ atterrato anche se, in
quest’ultimo caso (e solo per questo), alcuni
vocabolari ammettono l’uso dell’ausiliare
essere quando si tratta di persone: l’aereo
‘ha’ decollato in orario e ‘siamo’
atterrati all’aeroporto di Fiumicino alle 20.30
in punto.
E veniamo a “junior” che significa “giovane”
e non si pronuncia “giunior” come insistentemente
sentiamo dalla bocca di giornalisti di grido delle
radiotelevisioni, ma con la “i” normale,
essendo, ripetiamo, un vocabolo latino. Anzi, andrebbe
scritto con la ‘i’, non con la ‘j’:
iunior. Il latino classico non conosceva la lettera
“j”. Ma tant’è. Ormai si
è imposta la grafia.... “errata”.
Questo per quanto riguarda la pronuncia e la grafia.
E sempre a proposito di grafia – quella corretta
– quando junior si abbrevia si scrive senza
punto finale: Agnelli jr è andato in vacanza.
Non si tratta, infatti, di un troncamento, come “dott.”,
dove il punto finale indica la caduta delle ultime
lettere [dott(ore)]. In questo caso si tratta di un
vocabolo “sincopato”: sono cadute le lettere
interne della parola. Da junior tagliando le lettere
interne “unio” resta, ovviamente, “jr”
[j(unio)r]. Lo stesso discorso per quanto attiene
all’abbreviazione di “dottore”:
dr, senza punto finale. Dottore, quindi, si può
abbreviare in due modi: dr e dott. Se si sceglie il
primo modo avremo una parola sincopata tratta dal
latino “doctor”, nel secondo modo un termine
troncato, con tanto di punto finale: dr Giovanni;
dott. Pasquale. La stampa, come dicevamo all’inizio
di queste noterelle, non fa nessuna differenza. E
sbaglia, naturalmente.
Le nostre “accuse” sono infondate? Non
crediamo proprio. Prendete un giornale qualunque,
apritelo a una pagina qualunque e... ci darete ragione.
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