| “Un
pauroso sinistro incidente sconvolge un intero quartiere”,
così titolava un grande e autorevole settimanale
che informava i suoi lettori di un incidente stradale
dove perdevano la vita cinque bambini di un asilo
di una scuola privata.
Secondo il cronista del periodico l’incidente
era stato “sinistro” perché aveva
avuto la peggio uno scuolabus che, provenendo da sinistra
e giunto a un incrocio, non aveva rispettato lo “stop”
ed era stato investito in pieno da un autobus di linea,
provocando, così, l’orribile morte di
cinque fanciulli.
Mai avevamo letto simili sciocchezze! Secondo questo
“cronista” c’è l’incidente
‘sinistro’ e quello ‘destro’.
Non vorremmo che questo settimanale capitasse sotto
gli occhi di qualche sprovveduto studente, con le
conseguenze… “scolastiche” che tutti
possono immaginare. Ci affrettiamo, quindi, nel chiarire
che “sinistro” è sinonimo di incidente.
Se apriamo, infatti, un qualsivoglia vocabolario della
lingua italiana, il “Sandron” ad esempio,
leggiamo alla voce “sinistro”: perire
in un sinistro stradale.
A questo punto è interessante vedere come è
nato il sostantivo “sinistro” come sinonimo
di incidente. Diamo la parola a un autorevolissimo
linguista, Ottorino Pianigiani, che nel suo “Vocabolario”
così spiega l’origine di “sinistro”
nell’accezione di incidente: “Presso i
Romani, i quali volti a mezzogiorno avevano il levante
a sinistra, d’onde venivano gli àuguri,
i buoni auspici (sinistro, ndr) significò pure
di felice augurio, prospero, lieto; ma presso altri
popoli e specialmente i Greci, i quali volti nei loro
riti religiosi a settentrione avevano alla sinistra
il ponente, da cui si partivano i cattivi àuguri,
significò infelice, infausto, triste, avverso,
perverso, cattivo e questo senso accettato poi anche
dai Latini trapassò nelle lingue romane (l’italiano)
e vi perdura tuttora”.
Come sostantivo, quindi, “sinistro” ha
assunto l’accezione di “incidente”,
“calamità”. Chi sono, infatti,
i “sinistrati” se non le persone alle
quali è capitato un sinistro, vale a dire un
danno in seguito a sconvolgimenti bellici o naturali?
Ma non finisce qui… Dal sostantivo sinistro
è stato coniato il verbo intransitivo pronominale
“sinistrarsi”: andare in collera, infuriarsi.
Preghiamo, per tanto, l’articolista del settimanale
incriminato di non “sinistrarsi” se gli
capiterà di leggere queste modestissime noterelle
(anche perché non è stato citato il
nome del “giornalista” né la testata
del periodico per… ovvi motivi) e di astenersi,
in futuro, dall’adoperare parole di cui non
conosce il significato al fine di non compromettere
l’ “incolumità linguistica”
dei gentili lettori.
E visto che siamo in tema di incidenti, concludiamo
questa chiacchierata sul significato “coperto”
di incidente, quello scoperto è noto a tutti,
se non altro basta sfogliare un vocabolario qualunque
e leggere: fatto che viene improvvisamente a interrompere
il corso, il procedere regolare di una azione e comunemente
è adoperato per indicare un infortunio, una
disgrazia, un sinistro; disputa sorta inaspettatamente,
durante una discussione, su un argomento secondario
rispetto alla questione principale. Questa, per l’appunto,
l’accezione “scoperta”.
Quella recondita, invece, ci riporta al latino “incidente(m)”,
participio presente di “incidere”, composto
della preposizione “in” e del verbo “cadere”
(cadere), propriamente che “cade sopra”.
Torna
all'indice
|