"Il
libro, deposito della memoria, antidoto al caos del'oblio,
dove la parola giace, pronta a farsi incontro con
passo silenzioso a chi la sollecita. Amico discretissimo,
il libro non è petulante, risponde solo se
richiesto, non urge oltre quando gli si richiede una
sosta. Colmo di parole, tace".
Questa è una citazione da uno scritto di Giovanni
Pozzi (1923-2002), l'indimenticabile filologo e critico
letterario svizzero di lingua italiana, frate minore
cappuccino, docente all'Università di Friburgo.
Ci sembra che sia possibile dire le stesse mirabili
cose di un vocabolario perché anch'esso è
un "libro colmo di parole".
Dobbiamo passare ai numeri per presentare lo "Zingarelli
2005", edito da Zanichelli: 2.176 pagine, 134.000
voci con 370.000 significati, 40 locuzioni e frasi
idiomatiche, 71.000 etimologie e 88.000 datazioni
delle parole, 118 tavole di nomenclatura, 9,900 citazioni
letterarie di 102 autori, 4.500 illustrazioni in bianco
e nero, 420 illustrazioni a colori, atlante dei colori.
Il vocabolario è disponibile nelle seguenti
confezioni: rilegato con cd-rom euro 79,80; rilegato
euro 68,40; in cd-rom con guida all'uso euro 49,80.
Ogni anno, la nostra curiosità rimane immutata.
E la domanda è sempre la stessa: quali sono
i nuovi lemmi, i neologismi, ammessi nello Zingarelli?
O vogliamo dire "promossi", come alunni
dispersi negli infiniti labirinti del linguaggio e
decorati con un'invidiabile medaglia?
Nella categoria degli specialismi vari i nuovi lemmi
sono venti. Non vogliamo correre il rischio di commentarli
tutti, ma qualcuno ha un'irresistible carica di attrazione.
Alludiamo, per esempio, a "Bollywood" che
viene così spiegato: "la (Ho)llywood con
sovrapposizione di Bo(mbay). Sostantivo singolare
datato 1993. Nel linguaggio giornalistico, l'industria
cinematografica indiana. Anche aggettivo".
"Bollywood" è sicuramente un modo
estremo, ma perché "straccetto"?
Perché non è soltanto il diminutivo
di "straccio", ma anche il nome di vari
piatti della cuucina regionale italiana. E una "liposcultura"
si trova per caso nei musei? No, la "liposcultura
è un intervento di chirurgia estetica finalizzato
al rimodellamento di una parte del corpo mediante
rimozione e riposizionamento di piccoli accumuli di
grasso". La parola è datata 1991.
Nella scelta dei nuovi lemmi un pensiero è
stato dedicato anche ai ghiottoni. Si spiega così
la presenza di "làgana", una parola
di origine greca. E' un tipo di pasta alimentare tagliata
a strisce larghe, caratteristica della cucina meridionale,
usata per accompagnare minestre di legumi.
Mette paura, evoca un'attualità di sangue e
di terrore, la presenza di "shaid", il termine
coranico che indica il combattente islamico che dà
testimonianza della sua fede accettando di morire
in battaglia. Molto più riposante e innocua
la presenza di "brushing", un sostantivo
maschile invariabile che indica la stiratura dei capelli
con spazzola e phon.
Di grande interesse sono le nuove accezioni. Qualche
esempio. "Arte" viene completata da "arte
bianca", quella della panificazione o della produzione
dolciaria. "Bollito" è indicato anche
come "logorato, sfiancato, sfinito". Con
"icona" si può indicare un personaggio
o fenomeno emblematico di un'epoca storica, una corrente
di pensiero, un genere artistico: la Vespa icona del
dopoguerra, Marylin Monroe icona della seduzione.
Una nota editoriale segnala l'inserimento di citazioni
di 45 autori, fra cui Caterina d aSiena, Luigi Einaudi,
Natalia Ginzburg, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Dario
Fo e Mario Luzi. Chi sono i 39 non nominati? Viene
un sospetto. Appartengono a quella categoria che fece
dire a Jules Renard: "Una volta avevamo un pubblico,
adesso il pubblico si è messo a scivere?".
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