| Il
“tu” si diffonde, inesorabilmente. Diventa
sempre più abituale fra i giovani, si estende
fra gli anziani. Il fenomeno non è esclusivamente
italiano. Qualche cosa di simile si è vista
da tempo in altri paesi, per esempio in Scandinavia,
dove il “De”, equivalente al nostro “lei”,
è totalmente scomparso, per essere sostituito
fra persone di tutte le età, anche se mai viste
prima, dal “Du”, equivalente al nostro
“tu”. Anche al vecchietto con la barba
bianca, quando entra in un supermercato, la commessa
ventenne dà allegramente del “tu”.
Si tratta di fenomeni sociali, che possono piacere
o dispiacere, ma si sottraggono ad ogni possibilità
di intervento. (E’ vero che il fascismo era
riuscito a diffondere il “voi”, perché
il “lei” effeminato e servile: ma quella
era una dittatura.
Fermo restando, dunque, che il “tu” si
estende anche da noi, e forse diventerà fra
qualche anno universale, come già lo è
in Danimarca, in Norvegia o in Svezia, è interessante
chiedersi che cosa ciò significhi. A me sembra
che la diffusione del “tu”, e la graduale
scomparsa del “lei”, confermino la cancellazione
delle classi sociali, In altri tempi, aristocrazia,
borghesia, proletariato, contadini erano nettamente
distinti, e l’appartenenza all’una o all’altra
categoria era immediatamente indicata dagli abiti,
dalle maniere, dal linguaggio, dal grado di istruzione.
Adesso, l’appartenenza alle categorie non si
riconosce più, per la semplice ragione che
non ci sono più, chiaramente distinte, le categorie.
Scomparsa delle classi, insomma: livellamento sociale.
Il fenomeno è in corso. Fermo restando che
è inarrestabile, e destinato a estendersi,
è inevitabile una domanda: è un bene
o un male?
Istintivamente siamo tutti pronti a rispondere che
è un bene. Raccomanderei tuttavia, prima di
confermare la felice risposta, un po’ di prudenza.
Facciamo qualche riflessione. Tutti corriamo ad ammirare,
non appena ne abbiamo la possinbilità, antichi
palazzi di rara bellezza, capolavori di architettura,
musei colmi di opere d’arte; o andiamo ad ascoltare,
nelle sale da concerto, sonate, trii, quartetti che
ci mandano in estasi. Ebbene: tutte queste cose belle
furono prodotte da una società gerarchicamente
strutturata in classi. Oggi, che cosa produce il livellamento
al cui progresso assistiamo ogni giorno? Ognuno dia
la sua risposta, e dica, in tutta sincerità,
se può dirsene soddisfatto.
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