| Apriamo
queste modeste noterelle con alcune divagazioni linguistiche
cominciando proprio dal termine… divagazione.
Divagazione, dunque, è un deverbale, vale a
dire, un sostantivo generato da un verbo, nella fattispecie
il verbo “divagare”, per l’appunto.
Quest’ultimo, a sua volta, viene dal verbo latino
“divagari”, composto con il prefisso “dis”
( ‘separazione’, ‘allontanamento’)
e con il verbo “vagari” (vagare) e alla
lettera significa “andar girando qua e là
senza una meta”. La divagazione, per tanto,
è un allontanamento dalla via intrapresa per
gironzolare qua e là e per questo motivo, con
il trascorrere del tempo, ha acquisito il significato,
non comune, di “divertimento”, di “svago”.
“Divertiamoci”, quindi, con alcune considerazioni
sulla lingua.
Chi non conosce il significato di “rivale”?
Se non altro basta aprire un qualsivoglia vocabolario
della lingua italiana e leggere: “chi è
competitore geloso e invidioso di qualcuno, specialmente
in amore”. Gli innamorati respinti perché
preferiti ad altri conoscono bene questo termine che
ci riporta ai tempi in cui la vita si svolgeva in
riva a un fiume, a un ruscello. Rivale, infatti, non
è altro che il latino “rivalis”,
derivato di “rivus”, ruscello e letteralmente
vale “che usa lo stesso ruscello”. Chi
abitava, appunto, presso un corso d’acqua guardava
con sospetto chi si stabiliva sulla sponda opposta
perché gli poteva “rubare”…
l’acqua, indispensabile per vivere e diventava,
quindi… rivale. Di qui, per estensione, il significato
di “competitore”, “concorrente”,
“antagonista”.
Dal rivale passiamo a un altro termine a tutti noto,
l’ “antenna”, parola attualissima
considerata la presenza massiccia delle antenne televisive
che fanno bella mostra di sé sui tetti delle
nostre case. Qui – a nostro avviso – i
l discorso si fa più interessante perché
ci sono due scuole di pensiero circa l’origine
della parola. Alcuni studiosi di etimologia (la scienza
che studia la “nascita” delle parole)
fanno derivare il termine dal nome dell’antica
città della Sabina, Antenne, così chiamata
dal latino “ante ammem”, ‘davanti
al fiume’. Da questa città veniva, infatti,
il legname adoperato per la costruzione delle antenne
delle navi. Altri, invece – e noi, modestamente,
concordiamo – connettono il termine con il verbo
“tendere”: l’antenna si “tende”
verso l’alto a captare le onde sonore o le immagini.
Per questa spiegazione non occorrerebbe neanche scomodare
l’etimologia. Non è facile, invece, spiegarci
la presenza del prefisso “ante” che, certamente,
è la preposizione latina “ante”
(davanti). Davanti a cosa? Onestamente non siamo in
grado di dare una risposta. E’ certo, invece,
che i naturalisti chiamano “antenne” quelle
protuberanze di cui sono dotati moltissimi insetti
e che si “tendono” a captare i suoni e
gli odori.
Divagando divagando, siamo giunti al rancio, un’altra
delle moltissime parole omografe ed omofone (stessa
grafia e stesso “suono”) di cui il nostro
idioma è ricco. Questo vocabolo può
essere, innanzi tutto, sia sostantivo sia aggettivo.
Nel secondo caso è l’aferesi di “(a)rancio”:
color dell’arancia, quindi sta per “arancione”.
C’è da dire, però, per “onestà
linguistica”, che il suddetto aggettivo viene
adoperato, per lo più, in poesia: difficilmente
uno scrittore lo userebbe in una prosa. E’ anche
aggettivo quando viene adoperato nell’accezione
di “rancido”: quel formaggio è
rancio, cioè rancido. Come sostantivo, invece,
sta per “pasto dei soldati”. L’origine
non è schiettamente italiana ma spagnola: “rancho”
(‘stanzone di persone’). I militari non
consumano i pasti in comune in uno “stanzone”?
Terminiamo queste divagazioni occupandoci di un capo
d’abbigliamento femminile: la gonna. Quest’indumento,
dunque, all’inizio, non era riservato esclusivamente
alle donne in quanto indicava vari tipi di manti o
di tuniche, maschili e femminili, diversi secondo
il luogo o il tempo. Oggi è rimasto solo per
l’abbigliamento femminile e sta ad indicare
la sottana delle donne lunga fino al ginocchio. Per
gli studiosi di lingua il vocabolo, infatti, va connesso
con “genu” (ginocchio) in quanto è
un indumento che ricopre il… ginocchio.
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