Abbiamo
notato che la gran parte dei mezzi di comunicazione
di massa (giornali e radiotelevisioni) usa alcuni
verbi in modo errato, inducendo in errore coloro che
“masticano” poco la lingua madre. Tra
i verbi “incriminati” spiccano “adottare”,
“munire”, “comminare” e “aggiornare”.
Vediamo, quindi, di fare un po’ di chiarezza
cominciando con adottare che significa - propriamente
e dal punto di vista giuridico - "attribuire,
nei limiti e nelle forme di legge, la posizione di
figlio a chi è stato procreato da altri".
Viene dal solito latino "adoptare", scegliere,
eleggere, poi accogliere come figlio, quindi far proprio.
Oggi è invalso l'uso - da condannare recisamente
- di adoperare questo verbo, in senso figurato, nell'accezione
di "prendere": la Camera ha adottato un
provvedimento che entrerà in vigore il mese
prossimo. Al massimo si può "adottare"
un'idea, vale a dire si può far propria. Un
provvedimento, ripetiamo, si prende, non si adotta.
Chi ama il bel parlare e il bello scrivere faccia,
dunque, attenzione a non cadere in questo trabocchetto.
Quanto al verbo munire abbiamo notato che i mezzi
pubblici di trasporto che circolano nelle nostre città
hanno le porte tappezzate di vistosi cartelli che
recitano: munirsi di biglietto prima di salire in
vettura. Bene. Anzi, male. Il passeggero che "sa"
un po' di lingua si impaurisce: da chi e da che cosa
deve difendersi? Dall'assalto del manovratore o da
quello del controllore? Munirsi sta ad indicare una
difesa: ci si munisce sempre di qualcosa contro qualcuno.
Nel caso dei trasporti pubblici contro chi dobbiamo
munirci, cioè difendere? Munire, insomma, significa
"fortificare un luogo con quanto serve alla difesa
e all'offesa". Il termine "munizioni",
infatti, cosa sta a significare se non tutto ciò
che serve per caricare un'arma da fuoco? Adoperare
munire come sinonimo di "provvedere", "fornire"
significa prendere a ceffoni l'etimologia del verbo.
Gli estensori dei cartelli incriminati hanno pensato,
forse, che se avessero scritto "fornirsi di biglietto"
il viaggiatore sprovveduto in fatto di lingua sarebbe
andato dal... fornaio a comprare una pagnotta.
E veniamo a comminare che - come recitano i vocabolari
degni di tale nome - significa "minacciare una
pena". Viene, come il solito, dal latino "comminari",
composto di "cum" e "minari" e
alla lettera vale "minacciare insieme".
Oggi la stampa, soprattutto quella sportiva, usa questo
verbo nel significato di "infliggere": il
giudice sportivo ha comminato due turni di squalifica
al giocatore Sempronio. Questo uso è maledettamente
errato. Comminare, ripetiamo, significa minacciare,
prevedere una pena, non infliggere. Chi può
comminare una pena, cioè prevederla, stabilirla
non può essere che la legge. Quindi: la legge,
il regolamento commina, cioè stabilisce, prevede
una pena e il giudice l'applica, la infligge. Il giudice,
insomma, come fa notare il linguista Aldo Gabrielli
"non commina, non minaccia la pena ma la applica
in base a quanto stabilisce il codice, la dà,
la infligge, l'assegna, o anche, con un latinismo
proprio del linguaggio curialesco, la irroga".
Aggiornare, e concludiamo, propriamente vale “fissare
il giorno”, il suo uso corretto richiede, per
tanto, l’indicazione di una data: la riunione
è stata “aggiornata” al 3 marzo.
E’ tremendamente errato impiegarlo nel significato
di “tenere al corrente”, “informare”,
“ragguagliare” e simili.
Torna
all'indice
|