Il
poeta Giuseppe Giusti ebbe a dire - a proposito dell’uso
corretto della lingua italiana – che “l’avere
la lingua familiare sulle labbra non basta: senza
accompagnarne, senza rettificarne l’uso con
lo studio e con la ragione è come uno strumento
che si è trovato in casa e che non si sa maneggiare”.
Mai parole furono “più vere”. Quanti
“strumentisti della lingua” (gli operatori
dell’informazione) “maneggiano”
correttamente la lingua madre? Non vorremmo peccare
di presunzione: si possono contare sulle dita di una
mano. Basta sfogliare un giornale (o ascoltare la
radio e la televisione) per averne la prova. Molti,
per esempio, adoperano tre verbi – aggiornare,
registrare e lusingare – in modo improprio,
per non dire scorretto.
Analizziamoli uno ad uno. Aggiornare – lo dice
lo stesso termine – necessita dell’implicazione
di una data o di una determinazione temporale, non
si può adoperare come sinonimo di tenere al
corrente, informare, ragguagliare e simili. E’
corretto dire, quindi, la riunione è stata
aggiornata alle ore 15 di martedì; è
improprio (ma sarebbe meglio dire scorretto) scrivere
o dire aggiornami sulle ultime novità. In casi
del genere il verbo appropriato è informami:
il consigliere è stato informato sulle ultime
decisioni prese.
Registrare significa scrivere sul registro, prendere
nota, catalogare, inventariare, eccetera; se si vuole
scrivere in buona lingua italiana non si adoperi questo
verbo nei significati di accadere, succedere, avvenire:
sull’autostrada si è registrato un pauroso
incidente; la forma “italicamente corretta”
è: sull’autostrada è avvenuto
un pauroso incidente.
E finiamo con lusingare, o meglio con la forma intransitiva
pronominale lusingarsi. Molte persone adoperano detto
verbo nel significato di sperare, credere, osare e
simili. Lo si trova spesso nel gergo commerciale:
ci lusinghiamo di averla come nostro cliente. Bene,
anzi male, malissimo. La forma corretta deve essere
speriamo di averla come nostro cliente. Chi ama il
bel parlare e il bello scrivere lasci, dunque, l’uso
improprio del verbo esclusivamente agli “operatori
commerciali”.
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