Sono
cugine ma si sentono sorelle, sono uguali e diverse come le
'piccole donne' della Alcott. Nieves, Ada, Luz e Lola da bambine
trascorrono le vacanze nella proprietà di famiglia,
sotto lo sguardo burbero di una zia eccentrica e generosa.
Sono gli anni spensierati dei giochi e degli innocenti bisticci,
al riparo dagli sconvolgimenti sociali cileni. Poi la tragedia
dell'11 settembre 1973: il colpo di stato, la povertà
improvvisa, l'arresto di un familiare, la paura, l'esilio
di Ada a Londra. Da quel terribile giorno nessuna di loro
ha più fatto ritorno alla casa dell'infanzia, a quel
piccolo paradiso perduto. Passano gli anni, le quattro cugine
sono ormai donne e solo la scomparsa di una vecchia domestica
le porta a riunirsi di nuovo. Il tempo trascorso ha formato
i caratteri, ha accentuato le differenze, ma ha anche custodito
il senso profondo della loro antica affinità. Il comune
sentire della memoria si intreccia alla dolorosa consapevolezza
che la vita le ha cambiate, riservando loro destini che non
si incontrano.
Ancora una volta Marcela Serrano ci emoziona con sorprendenti,
indimenticabili figure femminili: Ada, l'intellettuale tormentata,
Nieves, la sognatrice a oltranza, Luz, l'idealista che sacrifica
se stessa, Lola, l'ambiziosa economista spregiudicata. Le
sue "piccole donne" sono protagoniste di una saga
ricca di accenti epocali: il mondo degli anni settanta dal
Cile all'Europa fino a Tangeri, quello frenetico degli yuppie
americani negli anni ottanta e novanta, fino al grande sgomento
dopo l'attentato delle Torri Gemelle. |
| Le
"piccole donne" di Marcela Serrano diventano protagoniste
e narratrici di una saga familiare avvincente, ricca di
sottigliezze psicologiche femminili e accenti epocali. Gli
stessi avvenimenti, raccontati dalle diverse protagoniste
della famiglia assumono connotazioni e motivazioni spesso
dissimili e, nel dipanare gradualmente la trama, ci trascinano
in un vortice di emozioni al femminile, che sono l'essenza
stessa del romanzo.
|
Nata
a Santiago del Cile nel 1951, Marcela Serrano è una
delle voci più importanti della narrativa sudamericana.
Con Feltrinelli ha pubblicato Noi che ci vogliamo così
bene (1996), che ha vinto in Francia il premio Coté
des Femmes, Il tempo di Blanca (1998), L'albergo
delle donne tristi (1999), Antigua, vita mia (2000),
Nostra Signora della Solitudine (2001) e Quel
che c'è nel mio cuore (2002).
Intervista
a Marcela Serrano su Arrivederci piccole donne, a cura
della redazione di www.feltrinelli.it
Perché
ha scritto Arrivederci piccole donne?
Il romanzo è una sorta di remake di Piccole donne
di Louisa May Alcott. Forse può sembrare strana l’idea
di rifarsi a un classico dell’Ottocento. In realtà,
si tratta di una scelta particolare che ha origine nella
mia adolescenza. Molte generazioni di donne, inclusa la
mia, si sono formate su questo romanzo, per moltissime di
noi quello della Alcott è stato il primo romanzo
che abbiamo letto. Mentre i ragazzini si appassionavano
le avventure di Salgari o Verne, noi sognavamo con le storie
della Alcott. Il suo romanzo ha definito la nostra identità
femminile, per tutta la vita. E quando ho riscoperto quanto
fosse profondamente radicato in me, quando mi sono resa
conto che la mia stessa vita letteraria era stata fortemente
influenzata dal tema delle quattro sorelle March ho deciso
di farle rivivere, trasportandole nel Ventesimo secolo a
Santiago del Cile, nel mio paese e nella mia epoca. Volevo
far rivivere nell’attualità le quattro piccole
donne della mia infanzia. Per questo ho scritto il romanzo.
Le
quattro sorelle del romanzo della Alcott definivano gli
archetipi della donna del Diciannovesimo secolo. Li considera
ancora attuali? Come si pone rispetto a questi prototipi?
Mi rendo conto di una cosa terribile: i modelli con i quali
sono state educate le sorelle March non sono molto diversi
da quelli con cui siamo state educate noi, le donne della
mia generazione. Ma, se i modelli, tremendi, non sono stati
molto differenti, la reazione delle donne della mia epoca
è stata molto diversa da quella delle donne del Diciannovesimo
secolo. La risposta delle donne della seconda metà
del Ventesimo secolo mi sembra stupenda, rivoluzionaria.
I modelli impostici sono stati orribili, ma la nostra risposta
libertaria è stata meravigliosa.
Eppure
le donne nel suo romanzo sembrano essere particolarmente
sole. Considera la solitudine una caratteristica della condizione
della donna moderna?
Non ho cercato di rappresentare coscientemente la solitudine
femminile. Ma se analizzo il mio romanzo, devo riconoscere
che quasi tutte le risposte finali dei miei personaggi sono
collegate alla solitudine. Almeno, ho questa impressione.
In realtà, ho sempre pensato che, nella lotta che
stiamo combattendo attualmente, una lotta in cui non sono
stati ancora definiti poteri e uguaglianze, l’essere
donna comporta molta solitudine. Per questo è inevitabile
che essa emerga anche dai miei libri.
Tra
le quattro donne protagoniste del suo romanzo, che riprendono
le quattro sorelle di Piccole donne, con quale si identifica
maggiormente?
Tutte le donne più o meno intelligenti, che si ribellavano
ai modelli predefiniti, si sono identificate con Joe. Joe
era la scrittrice, l’intellettuale, la ribelle. Persino
Simone de Beauvoir disse di identificarsi con Joe e di aver
scritto i suoi primi romanzi pensando alla seconda delle
sorelle March. Tuttavia, per il posto che io occupavo nella
mia famiglia, una famiglia di sole donne proprio come quella
del romanzo, nella mia infanzia mi sono identificata di
più con Amy. Credo che questa ragazza sia stata trattata
molto male perché la Alcott non la amava. Perciò
nel mio romanzo ho cercato di rivendicarla. Era uno dei
miei intenti quando l’ho scritto.
Gli
altri libri di Marcela Serrano sono disponibili per l'acquisto
su Bol.it!
|