"Il
primo monologo registrato di Woody Allen"
Tit.
orig.: "Woody Allen's First Recorded Monologue".
Registrato dal vivo presso il Mr. Kelly's di Chicago nel marzo
del 1964 e quindi inciso con il titolo "Private Life"
su Woody Allen e su entrambe le raccolte.
Dall'ultima
volta che ci siamo sentiti ci sono stati, nella mia vita privata,
molti mutamenti significativi, di cui stasera possiamo parlare
per, come dire, valutarli. Ho cambiato casa. Comincio dall'inizio.
Prima abitavo nell'East Side, a Manhattan, ma venivo continuamente
rapinato, aggredito e sadicamente picchiato nelle gengive. Allora
mi sono trasferito in un palazzo di Park Avenue, uno di quei
palazzi col portiere in livrea, sorvegliatissimo, costosissimo
e magnifico. Ci abitavo da due settimane quando sono stato aggredito
dal portiere.
Non so cos'altro c'è di nuovo... Ah sì! Dall'ultima
volta che ci siamo sentiti sono diventato una Società
in Accomandita. L'anno scorso, ebbi difficoltà col fisico.
Volevo dedurre dal reddito imponibile la spesa per lo psicanalista,
in quanto "cure mediche", ma all'Ufficio Imposte Dirette
mi dissero che rientrava sotto la voce "divertimenti".
Si arrivò a un compromesso, rubricandola come "contributi
religiosi".
Quest'anno dunque ho fondato una società. Io ne sono
il presidente, mia madre ha la vice-presidenza, mio padre ne
è il segretario perpetuo, mia nonna il tesoriere. Mio
zio è nel Consiglio d'Amministrazione. Si sono coalizzati
e hanno cercato di dimissionarmi. Io ho stretto un'alleanza
di interessi con lo zio e abbiamo mandato mia nonna in galera.
Mi sono iscritto all'università, per laurearmi in filosofia.
Frequentavo corsi di filosofia teoretica, come "Verità
e Bellezza" e "Introduzione a Dio", nonché
"Propedeutica alla Morte". Fui espulso, alla fine
del primo anno, perché sorpreso a copiare all'esame scritto
di metafisica. Sbirciavo dentro l'anima del mio compagno di
banco.
In seguito alla mia espulsione, mia madre - donna molto sensibile
- si chiuse in bagno e si fece un'overdose di pedine della dama.
Sono stato in analisi. Questo lo saprete già, sul mio
conto. Da giovane, andavo in terapia di gruppo poiché
non potevo permettermi una psicanalisi individuale. Fra noialtri
nevrotici si disputava un campionato di baseball. Io ero il
capitano della squadra dei Paranoici Latenti. Le partite si
svolgevano la domenica mattina. Memorabile l'incontro fra Rosicchiatori
di Unghie e Piscialletto. Vedere dei nevrotici giocare a baseball
è uno spasso. Io, se commettevo un fallo, ero oppresso
da sensi di colpa.
Inoltre, ho un cugino al quale i miei genitori volevano più
bene che a me, da piccoli. E questo mi ha distrutto. Laureatosi
a pieni voti, mio cugino si mise a fare l'assicuratore.
Si è sposato con una ragazza molto magra e sono andati
ad abitare nei sobborghi, dove hanno ogni sorta di status symbols:
casa di loro proprietà, automobile, pelliccia di visone,
assicurazione contro il furto e l'incendio, assicurazione sulla
vita. La moglie ha anche un'assicurazione sull'orgasmo. Se il
marito non riesce a soddisfarla sessualmente, la polizza prevede
un indennizzo mensile in denaro.
Non so cos'altro dirvi sul mio conto. Ho fatto lo scrittore
e l'attore. Scrivevo per la televisione. Per diventare attore
frequentai una scuola di recitazione. Come saggio finale demmo
Gedeone di Paddy Chayefsky. In Gedeone io facevo la parte di
Dio. Mi immedesimai tanto nella parte - secondo i canoni di
quella scuola - che la vivevo anche fuori scena. Ero divino.
Veramente favoloso. Andavo in giro in doppiopetto blu. Mi spostavo
in tassì da un capo all'altro di New York. Davo mance
da padreterno, come avrebbe fatto Lui. Una volta litigai con
un tale, e lo perdonai. Sul serio. Mi aveva pestato un piede
e io gli dissi: "Cresci e moltiplicati!'' Ma non mi espressi
esattamente così.

"Coney
Island" di Woody Allen
Tit. orig.: "Coney Island".
Registrato dal vivo presso lo Shadows di Washington, D.C., nell'aprile
del 1965, e successivamente inciso con il titolo "Unhappy
Childhood" su Woody Allen, Volume 2. Entrambe le raccolte
contengono la versione riveduta.
Evado
sempre nel regno della fantasia, io, poiché ebbi un'infanzia
infelice. Vengo da una famiglia poverissima. Mio padre lavorava
a Coney Island, la spiaggia popolare di New York. Aveva in concessione
un baracchino, tipo tre-palle-un-soldo, dove uno doveva buttar
giù le bottiglie di latte, vuote, con palle da tennis,
cosa che io non riuscii mai a fare, durante l'intera infanzia.
Ci fu una specie di maremoto, a Coney Island, quando ero ragazzo.
Sbaraccò tutto, portò via il pontile, il lunapark,
le case e tutto quanto - fece danni per un milione di dollari
e passa. L'unica cosa che rimase in piedi furono quelle bottiglie
di latte...
Fui spaventato a morte, in effetti, se ci ripenso, una volta
da ragazzo. Avrò avuto tredici anni e stavo andando a
un concorso per musicisti dilettanti. Vengo da una famiglia
musicofila, dovete sapere, il mio babbo suonava il trombone
da giovane. Una volta provò a suonarci Il volo del calabrone,
col trombone, e gli si seccarono i polmoni e il fegato gli salì
in gola che a momenti si strozzava.
Dunque, viaggio in metropolitana con il mio clarinetto senza
astuccio e così via, stile musicista jazz, quand'ecco
che salgono un dodici tizi, di corsa, che si scaraventano a
bordo del metrò, tipi tosti, capite, di quelli con le
nocche pelose e via dicendo. Dev'essere ch'erano in libera uscita
da una colonia penale, perché c'era con loro un assistente
sociale che quelli non smettevano di sgambettare. Si fermarono
proprio davanti a me perché davo, dev'essere, nell'occhio.
Si era mangiato pesce in brodetto a pranzo e m'ero scordato
di togliermi la bavarola - con ricamato su Nettuno, figurarsi.
Mi si affollano tutti d'intorno, e giù a dire parolacce,
a fumare e a ridere, e a schiodare i sedili e roba del genere,
capite. E io zitto. Me ne sto li, a occhi bassi, e seguito a
leggere Heidi, come se niente fosse.
A un certo punto, il capintesta mi punta un dito contro il gargarozzo.
Mi alzo in piedi. Lui mi dà una ginocchiata. E io? Mica
gli do la soddisfazione di piegarmi in due, no, però
mi esibisco in un'imitazione di Montserrat Caballé e
caccio un acuto, un do di dolore, che non avete mai sentito
l'uguale.
Arrivai con un'ora di ritardo all'Ora del Dilettante. Però
vinsi lo stesso il secondo premio, consistente in due settimane
di campeggio multirazziale. Fui picchiato sadicamente, ogni
giorno, da ragazzi di ogni razza e religione.

"Ragazzo
sensibile" di Woody
Allen
Tit. orig.: "The Sensitive Kid".
Registrato presso il Mr. Kelly's di Chicago nel marzo del 1964
e quindi inciso con il titolo "Brooklyn" su Woody
Allen e su entrambe le raccolte.
Io
non mi abbronzo facilmente. E neanche difficilmente. Mi spiego,
ho i capelli rossicci e la pelle delicatissima. Quando vado
in spiaggia non mi prendo una bella tintarella. No, mi becco
un brutto colpo di sole.
Eppoi, alla spiaggia non ci andavo mai, perché sono di
Brooklyn. I brooklinesi hanno solo Coney Island, che come spiaggia
fa schifo. Correva voce durante la guerra che i sottomarini
nemici - gli Uboot tedeschi, se vi ricordate - venivano lì,
e l'inquinamento li corrodeva, nella zona di mare riservata
ai bagnanti.
Ero un ragazzino sensibile, io, un vero poeta. In classe mia
c'erano tipetti duri. Ce n'era uno, Floyd, che sedeva nel banco
degli asini, capite, e aveva il cervello d'una zucca. Uno di
quelli con la mentalità da vegetale. In anni successivi,
diventammo però amici, da grandi. Io gli tolsi una spina
da una zampa.
Una volta, da ragazzo, me ne stavo andando a lezione di violino.
Passo davanti a una sala da biliardo e li c'era la ghenga di
Floyd, che stava sgonfiando le gomme delle auto nei paraggi.
Non solo a quelle parcheggiate, anche a quelle in movimento.
Io passo oltre come niente fosse e lui mi chiama, fa: "Ehi,
Roscio!".
Non ci ho visto più. Ero un ragazzo coraggioso. Poso
il violino. Vado là e gli dico: "Non mi chiamo Roscio.
Se mi vuoi, rivolgiti a me educatamente. Il mio nome è
Heywood Allen, per tua norma e regola."
Trascorsi quell'inverno su una sedia a rotelle dopo che un'équipe
di chirurghi mi estrasse il violino. Per mia buona fortuna non
prendevo lezioni di violoncello.
Io non sono pugnace. Non so battermi e, poi, ho i riflessi lentissimi.
Una volta fui investito da un'auto con una gomma a terra, che
la spingevano in due.

"Buttate
fuori il pupo" di Woody
Allen
Tit. orig.: "Throw the Kid Out"
Registrato dal vivo presso lo Shadows di Washington, D.C., nell'aprile
del 1965, e quindi inciso con il titolo "The Kidnapping"
su Woody Allen, Volume 2 e su entrambe le raccolte.
Fui
rapito una volta. Me ne stavo davanti a scuola, quand'ecco che
arriva una Chevrolet nera, si ferma, ne saltano fuori due tizi.
Mi domandano se voglio andare con loro in un paese dove ci sono
tutte fate e elfi, dove posso avere tutti i giornalini che voglio,
niente scuola, cioccolata, pasticcini, e io dico: vengo con
voi. Salgo in macchina con loro, tanto, dicevo fra me e me,
chi se ne frega, tanto a scuola eravamo in vacanza.
Mi portano via e poi mandano ai miei genitori una richiesta
di riscatto. Mio padre, che legge solo a letto prima d'addormentarsi,
incomincia a leggere la lettera dei sequestratori ma, a metà,
s'addormenta. La sera dopo, idem.
Frattanto, a me mi hanno portato in una casa di campagna, legato
e imbavagliato mani e piedi.
Finalmente i miei si rendono conto che sono stato rapito e passano
subito all'azione. Prima cosa, affittarono la mia stanza.
Nella lettera dei rapitori c'è scritto che mio padre
deve lasciare mille dollari in un albero cavo nel New Jersey.
Il denaro lo racimola senza difficoltà, ma poi non riesce
a trovare in tutto il New Jersey un albero cavo che gli sembri
adatto.
La polizia circonda il cascinale. "Buttate fuori il ragazzino",
ordinano. "Consegnate le armi e uscite a mani in alto."
I rapitori rispondono: "Il ragazzino lo buttiamo fuori,
ma vogliamo tenerci le pistole e raggiungere la nostra auto".
La polizia, di rimando: "Buttate fuori il pupo. Vi consentiremo
di raggiungere la vostra auto, ma dovete consegnare le pistole".
Allora i rapitori: "Buttiamo fuori il pupo ma lasciateci
le pistole. Rinunciamo a raggiungere la nostra auto".
La polizia dice: "Tenetevi il ragazzo".
Poi decidono di stanarli mediante lacrimogeni, ma siccome non
hanno con sé i candelotti, alcuni agenti interpretano
la scena finale della Bohème, quando lei muore.
In lacrime, i miei rapitori si arrendono. Vengono condannati
a quindici anni di lavori forzati e incatenati, in dodici, per
le caviglie. Riuscirono a evadere, però, spacciandosi
per un enorme braccialetto portafortuna.

"Il
cuore del Vecchio Mondo"
di Woody Allen
Tit. orig.: "The Heart of the Old World".
Registrato dal vivo al Mr. Kelly's di Chicago nel marzo 1964
e quindi inciso con A titolo "NYU" su Woody Allen.
Successivamente è stata incisa una versione, ampiamente
riveduta e corretta, e inclusa in entrambe le raccolte.
I
miei sono gente all'antica. Vengono da Brooklyn, ch'è
come dire Piccolo Mondo Antico. Gente solida, terra-terra, contraria
al divorzio. I loro supremi valori sono Dio e la Moquette.
Sono andato a trovarli, una domenica, tanto tempo fa. Mio padre
stava guardando alla tivù uno spettacolo ambientato al
Manicomio Criminale dell'Indiana.
Mia madre, in un angolo, stava lavorando a maglia un pollo.
Io gli diedi la notizia del divorzio. Mia madre allora posò
i ferri da calza. Si alzò, si avvicinò al forno
a legna, l'aprì, e ci si infilò dentro. L'aveva
presa molto male, credo.

"Mio
nonno era un uomo del tutto insignificante"
di Woody Allen
Tit. orig.: "My Grandfather Was a Very
Insignificant Man".
Registrato dal vivo al Mr. Kelly's di Chicago nel marzo del
1964 e quindi inciso con il titolo "My Grandfather"
su Woody Allen e su entrambe le raccolte.
Ci
tengo a sfoggiare quest'orologio. Lo tiro fuori in continuazione.
E' un orologio da taschino, antico, e mi dà un'aria da
gentleman inglese. Eppoi mi torna utile, in analisi. E' un superbo
orologio d'oro. Ne sono fiero. Era di mio nonno. Me lo ha venduto
lui in punto di morte.
In verità mio nonno era un uomo del tutto insignificante.
Al suo funerale, il carro funebre seguiva le altre macchine.
Fu un bel funerale, però. Vi sarebbe piaciuto. Bellissimo.
Fecero un grande rinfresco, in una grande sala per esequie,
con suonatori di fisarmonica. Sul tavolo del buffet era imbandito
il caro estinto... voglio dire, la sua effigie fatta con patate
lesse, olive e ravanelli.

"Collegio
militare" di Woody Allen
Tit. orig.: "Military school".
Brano estrapolato dal lungo monologo "A Love Story",
è stato registrato dal vivo al Mr. Kelly's di Chicago
nel marzo del 1964 e successivamente inciso su Woody Allen e
su entrambe le raccolte.
Era
cresciuta a Darien, nel Connecticut, e aveva un fratello più
piccolo. A sei anni, questo fratello fu mandato al collegio
militare. Un brutto giorno, venne beccato a rubare la marmellata.
Trattandosi di una scuola militare, la disciplina era molto
rigida, e il ragazzino fu deferito alla corte marziale. Riconosciuto
colpevole, fu condannato alla fucilazione. Alla famiglia restituirono
metà della retta.

"Un
ex studente" di Woody
Allen
Tit. orig.: "A History of Hygiene Major".
Brano estratto di "Second Marriage", un lungo monologo
registrato dal vivo all'Eugene's di San Francisco nell'agosto
del 1968 e quindi inciso su The Third Woody Allen Album La versione
riveduta e corretta è inclusa in entrambe le raccolte.
Ho
letto sulla rivista Life che è in corso una rivoluzione
sessuale su tutti i campus universitari, e allora sono andato
a iscrivermi a un corso di laurea per accertarmene di persona.
Avevo già frequentato la New York University anni addietro,
e dovevo laurearmi in Storia dell'Igiene. Ma poi venni espulso
e allora dovetti cercarmi un lavoro. Mi assunse mio padre, che
aveva una drogheria a Brooklyn. Mi prese come garzone, e fu
il mio primo impiego. Mi diedi a organizzare sindacalmente i
lavoratori del settore. Indicemmo uno sciopero a oltranza. Mio
padre andò fallito. Da allora mi guarda un po' storto.

"Discussioni
d'alta filosofia" di Woody Allen
Tit. orig.: "Deep Philosophical Arguments".
Brano tratto dal lungo monologo registrato dal vivo al Mr. Kelly's
di Chicago nel marzo del 1964. Successivamente è stata
incisa una versione, ampiamente riveduta e corretta, intitolata
"NYU" su Woody Allen e su entrambe le raccolte.
Subito
dopo sposati, mia moglie cominciò a comportarsi in modo
strano. Si iscrisse all'università, per laurearsi in
filosofia. Prese a vestirsi tutta di nero, senza trucco e in
calzamaglia. Un giorno si forò le orecchie con la macchinetta
d'un controllore delle ferrovie. A me mi trascinava in profonde
discussioni filosofiche, allo scopo di dimostrare che io non
esistevo. Il che mi mandava in bestia.

"Addomesticare
gli elettrodomestici" di
Woody Allen
Tit. orig.: "Mechanical Objects"
Monologo ("In Downtown Los Angeles") incluso in The
Third Woody Allen Album e registrato dal vivo all'Eugene's di
San Francisco nell'agosto del 1968. Entrambe le raccolte ne
contengono una versione riveduta e corretta.
Questa
non so se l'avete già sentita. Molto tempo fa - è
una strana storia - mi trovavo a Los Angeles. Fui invitato a
una festa a casa d'un grosso produttore. A quell'epoca c'era
in progetto di trarre una commedia musicale dal Sistema Metrico
Decimale; e cosi volevano che ci lavorassi io. Mi recai dunque
nell'ufficio di quel produttore, al centro di Los Angeles.
Entro in ascensore. Non c'è nessuno. Non ci sono pulsanti
né niente. E si ode una voce che dice: "Dica a che
piano deve andare, prego".
Mi guardo intorno. Non c'è nessuno. Sono preso dal panico.
Poi vedo un cartello che dice che si tratta di un ascensore
di nuovo tipo, che funziona col sonoro. Basta pronunciare il
numero del piano cui voglio salire, e lui mi ci porta. Allora
dico: "Al terzo, per favore".
Le porte si chiudono, l'ascensore parte. A questo punto incomincio
a sentire un certo impaccio perché io parlo, credo, con
un leggero accento newyorkese, mentre l'ascensore non ha nessuna
sfumatura dialettale.
Al terzo piano, scendo. Mi avvio per il corridoio e mi guardo
indietro. Mi era parso di sentire l'ascensore fare un commento.
Allora mi volto rapidamente ma le porte si richiudono subito
e l'ascensore ridiscende. Lasciamo perdere... non mi andava
di aver a che dire con un ascensore di Los Angeles, a quel tempo...
Ma non è questa la parte strana della storia, questa
è la parte più o meno normale.
Non ho mai avuto, in vita mia, un buon rapporto con gli oggetti
meccanici, di alcuna sorta. Tutto ciò con cui non posso
ragionare, che non posso vezzeggiare e coccolare, mi mette in
crisi. Ho un orologio le cui lancette si muovono, chissà
perché, in senso antiorario. Ho una lampada solare, a
raggi ultravioletti, che quando mi stendo per prendere la tintarella,
si annuvola e mi piove addosso. Ho un tostapane ch'è
un bruciapane. Odio la doccia che ho in casa, perché
basta che un, solo cittadino degli Stati Uniti apra l'acqua
di casa sua per farmi schizzare fuori tant'è bollente.
Ho un registratore a nastro, che m'è costato centocinquanta
dollari, e, quando gli detto qualcosa, mi fa: "Lo so, lo
so".
Circa tre anni fa, ne ebbi abbastanza. Una sera convocai tutti
i miei apparecchi in salotto, dal primo all'ultimo: tostapane,
orologio, frullatore e compagnia bella. E così tenni
loro un discorsetto. Fui adorabile. Esordii con una battuta
di spirito, poi venni al sodo: "Non so cosa v'è
preso, però dateci un taglio".
Mi rivolsi uno a uno a tutti gli elettrodomestici, per addomesticarli.
Fui molto eloquente. Alla fine, provai un gran sollievo.
Due sere dopo, sto lì a guardare la televisione, quand'ecco
che il televisore si mette a saltellare su e giù. Mi
alzo in piedi e... io parlo sempre prima di colpire... e gli
dico: "Credevo di essermi spiegato bene. Qual è
il problema?".
Il televisore seguitava a saltellare. Allora lo colpii, di gusto.
Lo picchiai di santa ragione. Gli divelsi l'antenna. Mi sentii
molto virile.
Di lì a un paio di giorni, vado dal dentista, nel centro
di New York. Anche lì c'è uno di questi ascensori
parlanti che mi fa: "Gentilmente, dica a che piano deve
andare". E io: "Al sedicesimo". Le porte si chiudono
e l'ascensore parte. A un certo punto mi fa: "E' lei quello
che ha picchiato un televisore?".
Mi sentii proprio un fesso, capirete. L'ascensore mi fece andare
su e giù. Poi mi riportò giù di furia e
mi scaricò nel seminterrato, gridandomi dietro improperi
antisemiti.
Ma non è finita li. Quello stesso giorno, telefono ai
miei. Mio padre era stato licenziato dalla ditta per cui lavorava
da ben dodici anni. Lo avevano sostituito con un apparecchio
che faceva tutto quello che faceva lui - solo che lo sapeva
fare molto meglio. E non basta ancora. La cosa più deprimente
è che mia madre era corsa subito a comprare quell'aggeggio.

"A
scapicollo per la Quinta Avenue" di
Woody Allen
Tit. orig.: "Running Down Fifth Avenue".
Brano del monologo "The Great Renaldo", è stato
registrato dal vivo all'Eugene's di San Francisco nell'agosto
del 1968 e poi inciso su The Third Woody Allen Album e sulle
due raccolte.
Stavo
guardando alla tele il programma di Ed Sullivan, una sera, e
fra gli ospiti in studio c'era un famoso ipnotizzatore chiamato
The Great Rinaldo. Questo Rinaldo chiama quattro giovanotti
tra il pubblico in sala e, zan zan, li ipnotizza. Gli fa: "Voi
adesso credete di essere un'autobotte dei pompieri".
A me, davanti al teleschermo, a casa mia, mi si appesantisce
la testa. Mi addormento. Mi sveglio un'ora dopo. Spengo il televisore
e, tutt'a un tratto, son preso dalla voglia, incontrollabile,
di mettermi la tuta di flanella rossa. Vestito di rosso, mi
guardo allo specchio. In quella, squilla il telefono. Esco di
casa a precipizio e mi metto a correre a scapicollo giù
per la Quinta Avenue, emettendo un lacerante fischio di sirena.
All'incrocio con la 14a Strada, vado a sbattere contro un tale
che, pure lui, indossa una tuta rosso fiamma.
Decidiamo di formare un'unica autobotte.
Ci dirigiamo, di corsa, verso Greenwich Village. A un certo
punto. ci imbattiamo in due tipi in tuta rossa che stan correndo
nella direzione opposta. Hanno tutta l'aria di saperlo, dov'è
l'incendio. Allora ci accodiamo a loro.
All'incrocio con la 86a Strada, un poliziotto ci ferma e ci
fa: "Siete in arresto. Salite in macchina, e poche storie".
A me adora prende una ridarella isterica, perché questo
pirla vorrebbe far entrare un'autobotte dentro una miserabile
Chevrolet!

"Un
non so che di seducente in me" di Woody Allen
Tit. orig.: "Something Seductive About
Me".
Registrazione effettuata dal vivo all'Eugene's di San Francisco
nell'agosto del 1968 e incisa con il titolo "Las Vegas"
su The Third Woody Allen Album. In entrambe le raccolte appare
una versione leggermente ridotta intitolata "Vegas".
Era
la prima volta che andavo a Las Vegas. Intendiamoci, non, sono
un giocatore. Lo dovreste sapere, questo, sul mio conto. L'unica
volta in vita mia che andai alle corse scommisi su un cavallo
chiamato Mitraglietta. Quando tutti i cavalli entrarono in pista,
il mio, mi accorsi, aveva le rotelle.
Dovete credermi quando ve lo dico: c'è un nonsoché
di seducente in me, quando lancio i dadi. Insomma, me ne sto
lì, al tavolo da gioco e sto lanciando i dadi, quand'ecco
che viene: avanti una donna, molto provocante, e si mette a
squadrarmi dalla testa ai piedi. Allora la porto su in camera
con me. Chiudo la porta, mi tolgo gli occhiali, e non intendo
usarle nessuna misericordia. Mi sbottono la camicia. E lei si
sbottona la camicia. Le sorrido. Mi sorride. Mi tolgo la camicia,
si toghe la camicia, le strizzo l'occhio, mi strizza l'occhio.
Mi tolgo i pantaloni, lei si toglie i pantaloni e, a questo
punto, mi accorgo che mi sto guardando allo specchio.
Non intendo entrare nei particolari, basti dire che poi, per
due settimane, seguitai a estrarmi schegge di cristallo dalle
gambe.

"Appuntamenti
al buio" di Woody Allen
Tit. orig.: "A Bad History with Blind Dates".
Brano tratto da "Second Marriage", un lungo monologo
registrato dal vivo all'Eugene's di San Francisco nell'agosto
del 1968 e poi inciso su The Third Woody Allen Album e su entrambe
le raccolte.
Poi,
quando tornai a scuola, ecco che, tutt'a un tratto, tutti volevano
aiutarmi a trovare una donna, organizzando per me una serie
di appuntamenti al buio. E che si risolsero in una delusione
dietro l'altra. Intendiamoci bene. Io ritengo che il sesso sia
una cosa molto bella, fra due persone. Fra cinque, è
fantastica.

"E'
stata violata" di Woody Allen
Tit. orig.: "She Was Violated".
Brano tratto da "Second Marriage", un lungo monologo
registrato dal vivo all'Eugene's di San Francisco nell'agosto
del 1968 e poi inciso su The Third Woody Allen Album e su entrambe
le raccolte.
Poi
mi sono risposato. Sì, ma avrei dovuto capirlo subito
che c'era qualcosa che non andava, nella mia prima moglie, fin
da quando la portai a conoscere i miei genitori. Per il fatto
che a loro piacque molto, ma il cane di casa morì.
Devo star molto attento a quel che dico su di lei pubblicamente,
perché quella mi querela. Non so se l'avete letto sul
giornale, ma mi ha querelato perché ho fatto "commenti
maligni" su di lei, cosa che non ha gradito granché.
Abita nell'Upper West Side e una notte che stava rincasando
a tarda ora, da sola, è stata violata. Così stava
scritto appunto sul giornale: "E' stata violata".
A me chiesero un commento, per la cronaca. E io dissi: "Conoscendo
la mia ex moglie, probabilmente non si sarà trattato
di una violazione emozionante".

"Il
naufragio di un matrimonio" di
Woody Allen
Tit. orig.: "I Had a Rough Marriage".
Registrato dal vivo al Mr. Kelly's di Chicago nel marzo del
1964, è stato inciso con il titolo "My Marriage"
su Woody Allen e, in una versione riveduta, su entrambe le raccolte.
Vorrei
parlarvi del mio matrimonio, che non ha nulla da invidiare al
naufragio dell'Andrea Doria. Sì, la mia vita coniugale
è stata un inferno. Fatto sta che mia moglie era una
donna molto immatura, non aggiungo altro. Basti questo episodio,
a riprova della sua immaturità. Io sto facendo il bagno,
nella vasca, e lei entra quando le pare, senza neanche chiedere
permesso, e mi affonda le barchette.
In parte però è colpa mia, se abbiamo divorziato.
Ho sempre avuto, nei suoi confronti, un atteggiamento schifoso.
Durante il primo anno di matrimonio, tendevo a porre mia moglie
sotto un piedistallo.
Siamo stati un bel pezzo a litigare, a scannarci, e alla fine
abbiamo deciso che sarebbe stato meglio prenderci una vacanza
o divorziare. Ne abbiamo discusso pacatamente, da persone mature,
e abbiamo optato per il divorzio poiché potevamo spendere
solo una certa somma. Eppoi, una vacanza alle Bermuda dura due
settimane, laddove un divorzio dura tutta la vita.
Già mi vedo libero di nuovo, abitare nel Village da scapolo,
in un bell'appartamentino con caminetto, soffici tappeti e,
alla parete, un buon Picasso di Van Gogh. Senza contare hostess
scatenate, bellissime, che mi scorrazzano intorno.
L'idea mi eccitava moltissimo, e venni dunque al sodo. La misi
giù dura. Le dissi: "Quasimodo, voglio il divorzio".
E lei mi disse: "Va bene, pigliati il divorzio".
Senonché viene fuori che nello Stato di New York vige
una strana legge, per cui non ottieni il divorzio se non fornisci
prova di adulterio. Ciò è bizzarro, poiché
uno dei Dieci Comandamenti dice: "Non desiderare la donna
d'altri". Sia come sia, lo Stato di New York ti istiga
invece all'adulterio.
Si viene così a creare una sorta di tiro alla fune fra
Dio e il Governatore.
Ne conseguiva che uno di noi due doveva per forza commettere
adulterio. Mi offrii volontario io.
Ma quando sei sposato e fuori dal giro, non sono molte le donne
che hai sottomano. L'unica che avevo a tiro era Nancy, la miglior
amica di mia moglie. Quindi le telefonai per chiederle se voleva
commettere adulterio con me. Mi rispose: "Ma neanche a
beneficio del Programma Spaziale". Il che interpretai come
un cauto rifiuto.
Andò a finire che fu mia moglie a commetterlo, per me,
un adulterio?. E' sempre stata più incline di me alla
meccanica.

"Stavo
per ammazzarmi" di Woody Allen
Tit. orig.: "I Was Going to Kill Myself".
Brano tratto da "Second Marriage", un lungo monologo
registrato dal vivo all'Eugene's di San Francisco nell'agosto
del 1968 e poi inciso su The Third Woody Allen Album. Una versione
riveduta e corretta appare su entrambe le raccolte.
Ero
molto depresso, in quel periodo. Intendevo uccidermi ma, come
ho già detto, ero in analisi, e i freudiani sono molto
severi al riguardo, ti fanno pagare le sedute che perdi.

"La
prima volta che recitai" di
Woody Allen
Tit. orig.: "The First Time I Ever Acted".
Registrazione dal vivo effettuata allo Shadows di Washington,
D.C., nell'aprile del 1965 e incisa con il titolo "What's
New Pussycat?" su Woody Allen, Volume 2. Il monologo riveduto
e corretto appare con un nuovo titolo, "European Trip",
nelle due raccolte.
Sono
stato in Europa, ultimamente, per sei mesi, a girare un film
intitolato "Ciao, Pussycat", con Peter O'Toole, Peter
Sellers e il sottoscritto, nell'ordine.
E' stata la mia prima esperienza come attore. Sì, avevo
recitato altre volte, ma non le conto neppure. Roba di tanti
e tanti anni fa. All'asilo, mettemmo su l'Otello e io facevo
lago. Uno dei migliori laghi cinquenni che abbiano mai calcato
le scene.
Il film l'ho scritto io, ed è largamente autobiografico...
Anzitutto però, devo raccontarvi come sono arrivato in
Europa, una storia affascinante.
Ecco come sono andate le cose. Io mi esibivo in un caffè-teatro
del Greenwich Village a New York, chiamato Brio e Brioches,
dove facevo il presentatore ed eseguivo anche dei numeri. Uno,
in tandem con una cantante eschimese che cantava Night and Day
per sei mesi difilato.
Ebbene, una sera capitò in quel locale il produttore
Feldman. Si innamorò di me a prima vista. Mi trovò
superbo, sensuale e affascinante, cioè nato per il cinema.
Feldman è bassino di statura, capelli rossi e occhiali...
Basta, mi porta con sé in Europa - tutto pagato. Durante
li viaggio, proiettano un film con Irene Dunne sulla trasvolatrice
Amelia Earhardt. Tremavo tanto da non fermarmi più.
Incontrai una ragazza, dal mio psicanalista europeo... Facciamo
un passo indietro. Io andavo da uno psicanalista europeo e un
europeo andava nel frattempo dal mio psicanalista di New York
- in base a un programma di scambio fra nevrotici.
L'Europa per me, sta di fatto, fu una serie di fiaschi o quasi.
A una festa, per esempio - una festa cui prendevano parte attori,
attrici e compagnia bella - me ne stavo in disparte, a suonare
il vibrafono, quand'ecco che un bel pezzo di bionda mi si accosta
e mi fa: "Suoni il vibrafono, tu?". Dico: "Sì,
mi aiuta a sublimare le tensioni sessuali". Dice: "Perché
non mi consenti di aiutarti a sublimarle, queste tensioni sessuali?".
Al che io mi rallegro tutto, ecco una ragazza - dico, tra me
e me - che suona il vibrafono.
Sto per chiederle di uscire insieme quand'ecco che si intromette
Peter O'Toole che mi ruba la parola di bocca e mi l'a fuori
al primo colpo. La ragazza era bellissima, sapete, allora le
dico: "Non potresti portare una sorella, per me?".
Oh, sì, si. Si presentò Suor Teresa di Calcutta.
La serata fu alquanto noiosa. Ci mettemmo a discutere del Nuovo
Testamento. Convenimmo che Gesù era una persona straordinariamente
ben equilibrata, per essere figlio unico.

"La
generazione perduta" di
Woody Allen
Tit. orig.: "The Lost Generation"
Monologo registrato dal vivo allo Shadows di Washington, D.C.,
nell'aprile del 1965, e poi inciso su Woody Allen, Volume 2
e su entrambe le raccolte.
Ero
in Europa, tanti anni fa, con Ernest Hemingway. Hemingway aveva
appena scritto il suo primo romanzo e lo diede a leggere a Gertrude
Stein e a me. Gli dicemmo che era un buon romanzo ma non un
grande romanzo. Aveva bisogno di una ripulitina, poi sarebbe
potuto passare. Ci ridevamo e scherzavamo su, e Hemingway mi
mollò un cazzotto in bocca.
A quel tempo, Picasso abitava in Rue de Bacque. Una sera l'andammo
a trovare, e aveva appena finito di dipingere un odontotecnico,
nudo, nel deserto del Gobi. Gertrude Stein disse che era un
buon quadro ma non un grande quadro, e ci mettemmo a ridere,
e Hemingway mi mollò un cazzotto in bocca.
Mi ricordo quando Scott Fitzgerald e sua moglie Zelda rientrarono
da uno sfrenato veglione di Capodanno. Era aprile inoltrato.
Scott aveva appena finito di scrivere Grandi speranze. Gertrude
Stein e io lo leggemmo e trovammo che era un buon romanzo, ma
non c'era bisogno di scriverlo perché lo aveva già
scritto Charles Dickens. Ci ridemmo su e Hemingway mi mollò
un cazzotto in bocca.
Quell'estate andammo in Spagna a vedere Manolete toreare. Dimostrava
diciotto anni e Gertrude Stein disse che, no, ne aveva diciannove
anche se ne dimostrava diciotto. "Tantevolte", le
dissi, "un ragazzo di diciotto anni ne dimostra diciannove,
laddove, tante altre volte, un diciannovenne può sembrare
facilmente un diciottenne, e questo vale particolarmente per
uno spagnolo purosangue". ridemmo su e Gertrude Stein mi
mollò un cazzotto in bocca.

"Ho
scritto un film di fantascienza" di Woody Allen
Tit. orig.: "I Wrote a Science Fiction
Film".
Registrato dal vivo allo Shadows di Washington, D.C., nell'aprile
1965, è stato inciso con il titolo "Science Fiction
Movie" su Woody Allen, Volume 2 e con il titolo "The
Science Fiction Film" su entrambe le raccolte.
Ho
scritto un film di fantascienza, e ve lo voglio raccontare.
Sono le quattro e dieci del pomeriggio e tutti quanti, sulla
faccia della Terra, misteriosamente si addormentano. Così,
semplicemente - al volante dell'auto, al gabinetto, dovunque
si trovino, qualunque cosa facciano - zac - si addormentano
tutti. I russi, i cinesi, gli americani - il mondo intero dorme
esattamente per un'ora. Alle cinque e dieci, al risveglio, tutti
gli abitanti del mondo cominciano a confezionare pantaloni.
State bene a sentire, perché è una trovata brillante.
Tutti dietro a tagliare, a cucire, ad applicare la lampo, ad
attaccare i bottoni, quand'ecco che arriva un'astronave da un
altro pianeta e ne scendono uomini in giacca, camicia, cravatta,
mutande e calzini, ma senza calzoni. "Sono pronti i pantaloni?"
domandano.
E noi gli rispondiamo: "No, tornate giovedì".
Loro dicono che ne hanno urgenza perché devono andare
a un matrimonio.
Noi lavoriamo alacremente e confezioniamo pantaloni di continuo.
Loro tornano e, dopo che li hanno ritirati, ci lasciano calzini
sporchi, fazzoletti, federe, lenzuoli e altra biancheria sporca.
"Lavatecela", dicono.
Il Presidente degli Stati Uniti va in onda alla televisione
e dice: "Una superpotenza aliena, proveniente dagli spazi
siderali, dotata di intelligenza superiore, ci porta la sua
biancheria sporca, senonché le sue mire vengono sventate,
perché, dopo aver viaggiato per 117 milioni di anni luce
per venirla a ritirare, dimentica lo scontrino".

"Trovai
lavoro in Madison Avenue" di
Woody Allen
Tit. orig.: "I Got a Job on Madison Avenue".
Brano estrapolato da "Love Story", un lungo monologo
registrato dal vivo al Mr. Kelly's di Chicago nel marzo del
1964 e inciso su Woody Allen. La versione riveduta è
compresa in entrambe le raccolte.
Venni
espulso dall'università, dopo di che trovai lavoro a
New York, in Madison Avenue. Un'agenzia pubblicitaria d'alto
bordo, con sede appunto in questa via elegante, aveva bisogno
di uno dall'aria di ebreo. Lo pagavano 95 dollari a settimana,
solo per sedere in ufficio con quell'aria. Volevano dimostrare
al mondo esterno che assumevano impiegati d'ogni razza. Mi spiego?
Così assunsero me. Dovevo solo fare l'ebreo, in agenzia.
Io cercavo di darmi un aspetto più ebraico che mai. Leggevo
le lettere da destra a sinistra, per esempio. Mi cacciarono,
alla fine, perché mi prendevo troppe vacanze ebraiche.

"Niente
di psichedelico" di
Woody Allen
Tit. orig.: "Consciousness Expanding Material".
Brano estrapolato da "Second Marriage", un lungo monologo
registrato dal vivo all'Eugene's di San Francisco nell'agosto
del 1968 e poi inciso su The Third Woody Allen Album. Il monologo
è stato successivamente incluso nelle due raccolte.
Non
faccio mai uso - lo dovreste sapere, anche questo - di sostanze
psichedeliche, né di droghe d'alcun genere. Il mio organismo
non le tollera. Diedi per sbaglio una tirata a uno spinello,
una volta, a una festa. Le guardie mi dovettero fermare. Mi
ruppi due denti, cercando di fare un succhiotto alla Statua
della Libertà.

"Una
tarma mi mangiò la giacca sportiva" di
Woody Allen
Tit. orig.: "A Moth Ate My Sports Jacke".
Brano del monologo "The Great Renaldo", è stato
registrato dal vivo all'Eugene's di San Francisco nell'agosto
del 1968 e poi inciso su The Third Woody Allen Album e sulle
due raccolte.
Tornai
a casa una sera, mesi fa, e nell'armadio trovai che una tarma
mi aveva mangiato la giacca sportiva. Stava stravaccata in terra,
in preda a un travaglio di stomaco. La mia bella giacca nuova,
a strisce verdi e gialle! La tarma, grassa da scoppiare, si
teneva la pancia e gemeva. Un pezzo di manica le spenzolava
fuori dalla bocca. Le diedi un paio dì calzini, tinta
unita, e le dissi: "Buttane giù uno subito e l'altro
fra mezz'ora".

"A
caccia di alci" di Woody
Allen
Tit. orig.: "I shot a Moose Once".
Monologo registrato dal vivo allo Shadows di Washington, D.C.,
nell'aprile del 1965 e poi inciso con il titolo "The Moose"
in Woody Allen, Volume 2 e, in una versione integrale, su entrambe
le raccolte.
Questa
è assolutamente da non credere. Abbattei un alce, un
giorno. Andavo a caccia, su, verso il confine col Canada, e
abbattei un alce. Lo lego al parafango, e via. Me ne torno a
New York, sull'autostrada. Però non mi ero accorto che
l'avevo colpito di striscio: l'alce era solo tramortito. Alle
porte di New York comincia a riprendere conoscenza. Eccomi dunque
a viaggiare con un alce vivo sul parafango, laddove c'è
una legge nello Stato di New York che lo vieta espressamente
- di viaggiare con un alce vivo sul parafango - il martedì,
il giovedì e il sabato. Vengo preso dal panico.
Allora mi sovviene che un mio amico dà una festa in costume,
quella sera. Prendo una decisione: vado e ci porto l'alce. L'imbuco
e me ne lavo le mani. Detto e fatto. Arrivo e busso alla porta
con l'alce appresso. Il padrone di casa ci accoglie sulla soglia.
"Ciao", gli faccio, "ho portato anche mia moglie".
Entriamo. L'alce socializza subito. Non se la cava mica male.
Tanto più che un tale cerca, con una certa insistenza,
di vendergli una polizza d'assicurazione.
A mezzanotte c'è la premiazione per i costumi più
belli. Vincono il primo premio i coniugi Berkowitz, travestiti
da alce. L'alce arriva secondo. Come monta su tutte le furie!
Lui e i coniugi Berkowitz si prendono a cornate, li, in salotto.
Si tramortiscono a vicenda.
Ecco, dico fra me, il momento opportuno. Acchiappo l'alce, lo
lego al parafango e via - torno nei boschi. Senonché
ho agguantato i coniugi Berkowitz. Ed eccomi a viaggiare con
due ebrei sul parafango. Laddove vige una legge nello Stato
di New York, per cui ciò è severamente vietato
il martedì, il giovedì e soprattutto il sabato...
La mattina seguente, i coniugi Berkowitz si risvegliano nel
bosco in costume da alce. Di li a poco il consorte viene abbattuto,
imbalsamato ed esposto, come trofeo di caccia, al Circolo Atletico
di New York. E da ridere, veramente, perché a quel club
non sono ammessi gli ebrei.

"Una
crisi morale" di Woody Allen
Tit. orig.: "An Ethical Crisis'.
Brano tratto da "The Vodka Ad", un monologo registrato
dal vivo all'Eugene's di San Francisco nell'agosto dei 1968
e poi inciso in The Third Woody Allen Album. Nelle raccolte
appare una versione riveduta.
Una
grossa casa produttrice di vodka voleva fare uno spot di prestigio.
Si erano rivolti in prima istanza a Noel Coward, che però
non era disponibile. Aveva infatti acquistato i diritti di My
Fair Lady, dal quale stava togliendo la musica e le parole per
tornare al Pigmalione. Come arrivarono poi fino a me? Mali,
trovarono il mio nome in una lista che Eichmann aveva in tasca
al momento dell'arresto.
Dunque, me ne sto tranquillo a casa, quando squilla il telefono.
Una voce gentile all'altro capo mi dice: "Le piacerebbe
essere l'uomovodka di quest'anno?".
Dico: "No. Sono un artista. Non faccio spot. Non reclamizzo.
Non bevo vodka e, se anche la bevessi, non berrei la vostra".
"Che peccato. Era un'offerta da cinquantamila dollari."
"Un momento", gli dissi. "Le passo Woody Allen"
Così, entrai in crisi. Una crisi morale. Dovevo far pubblicità
a un prodotto che non usavo? Questo era il dilemma. Io non bevo,
il mio organismo non tollera alcolici. Avevo bevuto due martini
a Capodanno, e poi avevo cercato di dirottare un ascensore su
Cuba.
In passato, quando avevo problemi del genere, consultavo il
mio psicanalista. Ciò è di dominio pubblico. A
lungo sono stato in analisi. Una terapia rigorosamente freudiana.
Il mio analista è morto due anni fa e io non me ne sono
mai reso conto.
Adesso, quando ho scrupoli di coscienza, mi rivolgo al mio consigliere
spirituale - che nella fattispecie è un rabbino. Gli
telefonai dunque, gli esposi il caso e lui mi disse: "Non
farlo, perché è immorale pubblicizzare, a scopo
di lucro, un prodotto che tu non usi".
Okay, rinunciai allo spot. Mi ci volle un bel coraggio, devo
dire, perché ero scannato, a quel tempo. Stavo scrivendo
avevo bisogno di denaro per essere creativamente libero. Stavo
lavorando a una versione cinematografica del Rapporto Warren.
Un mese dopo, sfoglio le pagine della rivista Life e mi cadono
gli occhi su una foto di Monique Van Buren in bikini su una
spiaggia di Trinidad, e accanto a lei, con una vodka fresca
in mano, c'è il mio rabbino.
Allora gli telefono, lui prima tergiversa, poi quello che vien
fuori è questo: vuol buttarsi nel mondo dello spettacolo.
Era già apparso in televisione, per recitare una preghiera,
e aveva cantato il Salmo Ventesimo-Terzo, improvvisando da un
certo punto in poi. Gli era stato chiesto, dal presentatore,
di elencare i sette peccati mortali ma lui si era impappinato
e aveva elencato invece i setti nani. Adesso apre una discoteca,
insieme ad alcuni suoi colleghi: i Rabbini in topless - cioè
senza zucchetto in testa.

"Un
predicatore impazzito" di Woody Allen
Tit. orig.: "A Beserk Evangelist".
Brano estrapolato dal "Bullet in My Breast Pocket",
il monologo registrato dal vivo al Mr. Kelly's di Chicago nel
marzo del 1964 e poi inciso su Woody Allen e su entrambe le
raccolte.
Anni
fa, mia madre mi regalò una pallottola di fucile. Me
la misi nel taschino della giacca. Due anni dopo, camminavo
tranquillo per strada quando un predicatore, impazzito, scagliò
una Bibbia rilegata in pelle dalla finestra d'un albergo e mi
colpì in pieno petto. Quella Bibbia mi avrebbe trapassato
il cuore, se non fosse stato per la pallottola.

"Un
tremendo conflitto religioso" di
Woody Allen
Tit. orig.: "A Tremendous Religious Conflict".
Brano estrapolato da "N.Y.U.", un monologo registrato
dal vivo al Mr. Kelly's di Chicago nel marzo del 1964 e poi
inciso su Woody Allen. Nelle raccolte appare una versione riveduta.
Frequentavo,
tanto tempo fa, la New York University, che si trova nel Greenwich
Village. E' là che ho cominciato. Ero una matricola quando
mi innamorai di una collega di lettere, il mio primo amore.
Ma non la sposai perché c'era, fra noi, un tremendo conflitto
religioso. Lei era atea, io agnostico. Non sì era d'accordo
su quali insegnamenti religiosi non impartire ai nostri figli.
Per un pezzo, poi, feci il vagabondo, finché non incontrai
la donna che sarebbe diventata mia moglie. La sposai contro
il volere dei miei genitori. Fummo uniti in matrimonio da un
rabbino riformato - estremamente riformato: si era convertito
ai nazismo.

"La
vita mi passò davanti agli occhi" di
Woody Allen
Tit. orig.: "My Life Passed Before My Eyes".
Monologo registrato dal vivo all'Eugene's di San Francisco nell'agosto
1968 e poi inciso col titolo "Down South" su The Third
Woody Allen Album e su entrambe le raccolte.
Mi
trovavo giù al sud, nel Profondo Sud, e fui invitato
a una festa in costume. Accettai volentieri l'invito, era Halloween,
e decisi di andarci travestito da fantasma. Prendo un lenzuolo
e mi ci avvolgo tutto. Esco per andare alla festa. Dovete figurarvi
la scena: io che cammino per le strade d'una cittadina del Profondo
Sud con un lenzuolo bianco sulla testa. Si ferma una macchina,
con tre tipi a bordo, avvolti in lenzuoli bianchi, e uno mi
fa: "Sali". Arguii che anche loro andavano alla festa
travestiti da fantasmi. Salii tranquillamente, ma dopo un po'
mi accorsi che stavamo andando da un'altra parte e glielo dissi.
E loro: "Passiamo a prendere il Grande Drago".
D'un tratto mi venne un lampo di genio. Profondo Sud. Lenzuoli
bianchi. Grande Drago. Feci presto a fare due più due
quattro. Arguii che un loro amico stava andando alla testa travestito
da drago.
Poco dopo sale a bordo un omaccione e mi rendo conto che quei
tipi sono membri del Ku Klux Klan. Quattro, e ben armati. Lo
sportello è bloccato. Mi pietrifico. Cerco in qualche
modo di trarli in inganno, buttando là qualche parola
nel dialetto dell'Alabama. Accanto a me è seduto il capo
del clan - lo si riconosce per via delle lenzuola con gli angoli.
Arriviamo sul luogo di riunione, in aperta campagna, e qui mi
tradisco, purtroppo, perché - quando fanno la colletta
e tutti gli altri versano un contributo in contanti - io dico:
"Mi impegno per cinquanta dollari". Mi sgamarono immediatamente.
Mi tolsero il cappuccio e mi misero un cappio intorno al collo.
Decidono di impiccarmi li per li. Allora tutta quanta la mia
vita mi passò davanti agli occhi. Mi rividi bambino,
nel Kansas. Andare a scuola, sguazzare nel laghetto. Andar giù
al fiume a pescare. Andare dal droghiere a comprare i tarallucci
per zia Marta...
A questo punto mi accorgo che non è la mia vita, quella.
Stanno per impiccarmi e una vita fasulla mi sta passando davanti
agli occhi.
Allora parlai loro. Fui molto eloquente e dissi: "Ragazzi,
questo paese non può sopravvivere se non ci si ama fraternamente
a vicenda, indipendente mente dalla fede religiosa e dal colore
della pelle". Li commossi talmente, con le mie parole,
che non solo mi lasciarono andare ma, quella sera, vendetti
loro Buoni pro Israele per oltre duemila dollari.

"Ha
sofferto molto?" di Woody Allen
Tit. orig.: "Did He Suffer Much?".
Brano tratto da "Eggs Benedict", un monologo registrato
dal vivo allo Shadows di Washington, D.C., nell'aprile del 1965,
e poi inciso su Woody Allen, Volume 2. Nelle due raccolte appare
una versione riveduta.
A
quel tempo, avevo un dolore alla regione toracica. Ero sicuro
che dipendesse da bruciore di stomaco poiché, a quell'epoca,
ero sposato e mia moglie mi cucinava sempre la sua ricetta nazista
preferita: Pollo alla Himmler.
Ma non mi andava di sborsare venti dollari per sentirmelo semplicemente
confermare da un medico qualunque - che si trattava di acidità
di stomaco - senonché ero preoccupato, trattandosi, è
vero, della regione toracica. Viene fuori che un mio caro amico,
Eggs Benedict, ha un dolore identico al mio, nella stessa regione
toracica. Allora - mi dico - se ci mando Eggs dal medico, vengo
a sapere di che cosa soffro senza spendere un soldo.
Quindi convinco Eggs, e lui va. Risulta che ha bruciore di stomaco.
Gli costa 25 dollari. Io esulto, perché ho praticamente
scroccato una visita medica.
Telefono a Eggs due giorni dopo. E' morto.
Mi ricovero immediatamente. Mi faccio fare subito tutta una
serie di esami, di analisi, raggi, controlli. Risulta che ho
bruciore di stomaco. Mi costa centodieci dollari.
Sono fuori dal gangheri, adesso. L'altro giorno ho incontrato
la madre di Eggs e le ho chiesto: "Ha sofferto molto?".
"No", mi fa, "è morto sul colpo. L'ha
investito una macchina".

"Tutto
sommato" di Woody Allen
Tit. orig.: "Summing Up".
Brano registrato dal vivo al Mr. Kelly's di Chicago nel marzo
del 1964 e poi inciso su Woody Allen e sulle due raccolte.
In
conclusione, vorrei avere un qualche messaggio positivo da trasmettervi.
Non ce l'ho.
Vi accontentate di due messaggi negativi?
