4 espressioni che prima erano errate e ora sono d’uso comune

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Qualsiasi lingua si può definire in evoluzione. Esattamente al pari della tecnologia, anche la lingua acquisisce sempre nuovi spunti, nuovi elementi, che vanno ad interagire e a fondersi con la struttura generale.

Sembra incredibile, ma esistono delle espressioni che, fino a qualche decennio fa venivano considerate un grave errore in grammatica, ma che ora, invece, fanno parte ormai dell’uso comune e, in qualche caso, si possono trovare pure all’interno dei manuali scolastici.

Tra l’altro, la grammatica può essere una risorsa particolarmente importante anche in ambiti che sembrerebbero non avere alcun legame.

Ad esempio, nei portali che offrono giochi casinò online, è bene distinguere quelli in cui l’ortografia, la punteggiatura e la grammatica sono corrette da quelli che, invece, non ne tengono conto.

Ecco, nel secondo caso, è meglio evitarli perché probabilmente nascondono qualche trucco o, in ogni caso, sono indice di poca affidabilità.

A volte vengono create nuove parole, mentre in altri casi ce ne sono altre che abbandonano progressivamente la scena, perché diventano desuete o perché subiscono delle modifiche con il passare degli anni.

Andiamo alla scoperta di quattro espressioni che, in origine, ogni libro di grammatica definiva errate, ma che ora sono ormai una consuetudine nell’uso giornaliero.

“Piuttosto che” e l’uso disgiuntivo

La prima espressione è quella di “piuttosto che”, quando viene utilizzata con il significato di “oppure”.

Stando a quanto riferito dall’Accademica della Crusca, tale espressione con il valore di “o” ha cominciato a entrare a far parte dell’uso quotidiano solo dagli anni Ottanta, prima al Nord per poi espandersi un po’ in tutta Italia.

In origine, invece, l’espressione “piuttosto che” doveva essere impiegata con il valore di “invece di”, quindi avversativo e non disgiuntivo.

Se stesso senza l’accento

In tutte le aule scolastiche viene insegnato come il pronome sé ha bisogno sempre dell’accento nel caso in cui venga seguito dalla parola “stesso”.

Ad ogni modo, si tratta di una regola che non trae origine diretta dalla grammatica. Infatti, è solamente una formula che si è consolidata con il passare del tempo, al punto tale da affermarsi come consuetudinaria e accettata da tutti.

L’Accademia della Crusca, però, ammette l’uso anche della forma non accentata, ma suggerisce sempre di usare la versione “sé stesso” con l’accento.

Lastrico e l’astrico?

Quando si parla di lastrico si fa riferimento a quelle lastre di pietra che vengono impiegate per la pavimentazione delle vie e di vari percorsi.

Ha questa origine anche la formula “essere sul lastrico”, espressione che sta ad intendere una situazione economica particolarmente grave e preoccupante.

In ogni caso, dando uno sguardo all’etimologia della parola, si può capire come tale espressione porti con sé un errore grammaticale molto antico.

Infatti, lastrico deriva dalla parola latina astracum, ma con il tempo, il fatto di far precedere tale parola dall’articolo determinativo maschile ha portato all’uso preponderante della forma “lastrico”, nonostante in origine fosse un errore.

Si dice “ha piovuto” oppure “è piovuto”?

Uno degli errori grammaticali che effettivamente hanno fatto capolino più di frequente nell’uso comune è proprio legato ad un’espressione legata alle condizioni meteo.

L’impiego dell’ausiliare avere con dei verbi che indicano particolari condizioni atmosferiche, come piovere o nevicare, è sempre piuttosto bistrattato.

La forma corretta, in origine perlomeno, prevede l’uso dell’ausiliare “essere”.

Quindi, si dovrebbe dire “è piovuto” e non “ha piovuto”, così come “è nevicato” e non “ha nevicato”.

Ad ogni modo, le due forme vengono usate così di frequente che anche l’Accademia della Crusca ormai le ritiene corrette.

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