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23-maggio-2005
 Il libro della settimana è...

"Arrivederci piccole donne" di Marcela Serrano

Titolo: Arrivederci piccole donne
Autore:
Marcela Serrano
Editore: Feltrinelli
Anno: 2004
Genere:
romanzo
ISBN: 880701663X
Prezzo di copertina:
Euro 15,00
Brossura | pag. 238
Spedito normalmente in 2 giorni lavorativi

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Il contenuto
Sono cugine ma si sentono sorelle, sono uguali e diverse come le 'piccole donne' della Alcott. Nieves, Ada, Luz e Lola da bambine trascorrono le vacanze nella proprietà di famiglia, sotto lo sguardo burbero di una zia eccentrica e generosa. Sono gli anni spensierati dei giochi e degli innocenti bisticci, al riparo dagli sconvolgimenti sociali cileni. Poi la tragedia dell'11 settembre 1973: il colpo di stato, la povertà improvvisa, l'arresto di un familiare, la paura, l'esilio di Ada a Londra. Da quel terribile giorno nessuna di loro ha più fatto ritorno alla casa dell'infanzia, a quel piccolo paradiso perduto. Passano gli anni, le quattro cugine sono ormai donne e solo la scomparsa di una vecchia domestica le porta a riunirsi di nuovo. Il tempo trascorso ha formato i caratteri, ha accentuato le differenze, ma ha anche custodito il senso profondo della loro antica affinità. Il comune sentire della memoria si intreccia alla dolorosa consapevolezza che la vita le ha cambiate, riservando loro destini che non si incontrano.
Ancora una volta Marcela Serrano ci emoziona con sorprendenti, indimenticabili figure femminili: Ada, l'intellettuale tormentata, Nieves, la sognatrice a oltranza, Luz, l'idealista che sacrifica se stessa, Lola, l'ambiziosa economista spregiudicata. Le sue "piccole donne" sono protagoniste di una saga ricca di accenti epocali: il mondo degli anni settanta dal Cile all'Europa fino a Tangeri, quello frenetico degli yuppie americani negli anni ottanta e novanta, fino al grande sgomento dopo l'attentato delle Torri Gemelle.
La recensione di Manuscritto.it

Le "piccole donne" di Marcela Serrano diventano protagoniste e narratrici di una saga familiare avvincente, ricca di sottigliezze psicologiche femminili e accenti epocali. Gli stessi avvenimenti, raccontati dalle diverse protagoniste della famiglia assumono connotazioni e motivazioni spesso dissimili e, nel dipanare gradualmente la trama, ci trascinano in un vortice di emozioni al femminile, che sono l'essenza stessa del romanzo.

L'autore

Nata a Santiago del Cile nel 1951, Marcela Serrano è una delle voci più importanti della narrativa sudamericana. Con Feltrinelli ha pubblicato Noi che ci vogliamo così bene (1996), che ha vinto in Francia il premio Coté des Femmes, Il tempo di Blanca (1998), L'albergo delle donne tristi (1999), Antigua, vita mia (2000), Nostra Signora della Solitudine (2001) e Quel che c'è nel mio cuore (2002).


Intervista a Marcela Serrano su Arrivederci piccole donne, a cura della redazione di www.feltrinelli.it

Perché ha scritto Arrivederci piccole donne?
Il romanzo è una sorta di remake di Piccole donne di Louisa May Alcott. Forse può sembrare strana l’idea di rifarsi a un classico dell’Ottocento. In realtà, si tratta di una scelta particolare che ha origine nella mia adolescenza. Molte generazioni di donne, inclusa la mia, si sono formate su questo romanzo, per moltissime di noi quello della Alcott è stato il primo romanzo che abbiamo letto. Mentre i ragazzini si appassionavano le avventure di Salgari o Verne, noi sognavamo con le storie della Alcott. Il suo romanzo ha definito la nostra identità femminile, per tutta la vita. E quando ho riscoperto quanto fosse profondamente radicato in me, quando mi sono resa conto che la mia stessa vita letteraria era stata fortemente influenzata dal tema delle quattro sorelle March ho deciso di farle rivivere, trasportandole nel Ventesimo secolo a Santiago del Cile, nel mio paese e nella mia epoca. Volevo far rivivere nell’attualità le quattro piccole donne della mia infanzia. Per questo ho scritto il romanzo.

Le quattro sorelle del romanzo della Alcott definivano gli archetipi della donna del Diciannovesimo secolo. Li considera ancora attuali? Come si pone rispetto a questi prototipi?
Mi rendo conto di una cosa terribile: i modelli con i quali sono state educate le sorelle March non sono molto diversi da quelli con cui siamo state educate noi, le donne della mia generazione. Ma, se i modelli, tremendi, non sono stati molto differenti, la reazione delle donne della mia epoca è stata molto diversa da quella delle donne del Diciannovesimo secolo. La risposta delle donne della seconda metà del Ventesimo secolo mi sembra stupenda, rivoluzionaria. I modelli impostici sono stati orribili, ma la nostra risposta libertaria è stata meravigliosa.

Eppure le donne nel suo romanzo sembrano essere particolarmente sole. Considera la solitudine una caratteristica della condizione della donna moderna?
Non ho cercato di rappresentare coscientemente la solitudine femminile. Ma se analizzo il mio romanzo, devo riconoscere che quasi tutte le risposte finali dei miei personaggi sono collegate alla solitudine. Almeno, ho questa impressione. In realtà, ho sempre pensato che, nella lotta che stiamo combattendo attualmente, una lotta in cui non sono stati ancora definiti poteri e uguaglianze, l’essere donna comporta molta solitudine. Per questo è inevitabile che essa emerga anche dai miei libri.

Tra le quattro donne protagoniste del suo romanzo, che riprendono le quattro sorelle di Piccole donne, con quale si identifica maggiormente?
Tutte le donne più o meno intelligenti, che si ribellavano ai modelli predefiniti, si sono identificate con Joe. Joe era la scrittrice, l’intellettuale, la ribelle. Persino Simone de Beauvoir disse di identificarsi con Joe e di aver scritto i suoi primi romanzi pensando alla seconda delle sorelle March. Tuttavia, per il posto che io occupavo nella mia famiglia, una famiglia di sole donne proprio come quella del romanzo, nella mia infanzia mi sono identificata di più con Amy. Credo che questa ragazza sia stata trattata molto male perché la Alcott non la amava. Perciò nel mio romanzo ho cercato di rivendicarla. Era uno dei miei intenti quando l’ho scritto.



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